Sadic Scarlatti
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"...Una accanto all’altra sono, inchiodate qui dentro e si chiamano tra di loro con le loro voci ognuna differente... ognuna su di un tono... ma si chiamano tra di loro qui dentro la cassa... eh si... tante sono le animelle che stanno qui dentro quanti i toni dello strumento... aspettano di essere messe a vibrare... le animelle, che si tocchino le corde, i loro corpi tesi, si pizzichino e... lasciale cantare, strillare, battere, urlare e poi tacere quando cedono esauste... scordate...vecchie anime abbandonate..."
"... Domenico Scarlatti portò alla masseria il suo clavicembalo, non se ne caricò lui, no ma due portatori, con bastoni e corde, stracci avvoltolati e molto sudore della fronte e del corpo, dalla Rua Nova do Mercadores, dove abitava lo Scarlatti, fino a San Sebastiao de Pedreira, dove sarebbe stato ascoltato...
...e finito di accordare, accomodati i saltarelli che il trasporto aveva spostato, verificate le penne d’anatra ad una ad una Scarlatti si mise a suonare, dapprima lasciando correre le dita sui tasti come se liberasse le note dalle loro prigioni, poi organizzando i suoi in piccoli segmenti, come se scegliesse tra quello giusto e quello sbagliato, tra la forma ripetuta e la forma turbata, tra la frase e il suo taglio, infine articolando in discorso nuovo quello che prima era sembrato frammentario e contraddittorio."
Mario Sollazzo esegue Sadic Scarlatti al clavicembalo così come al pianoforte o al fortepiano
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