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Wolfgang Amadeus Mozart
Quartetti per flauto e archi
Che la storia della musica sia piena di luoghi comuni, falsi miti, aneddoti è cosa risaputa. E che questi vedano protagonisti i più importanti compositori è indubbiamente vero.
Non fa eccezione Mozart, non esente da aneddotica spesso diventata quasi enciclopedica, anche grazie al mondo del cinema che con il film “Amadeus” ha dato un’immagine del compositore tanto potente quanto lontana dalla verità.
Dovendo presentare questa nuova incisione dei Quartetti per Flauto e Archi, ci troviamo in prima battuta dunque a dover disquisire nuovamente su un passaggio che possiamo leggere nell’epistolario mozartiano circa l’antipatia del compositore per il flauto. Rivolto a papà Leopold, Mozart candidamente ammette di sentirsi “del tutto impotente quando obbligato a scrivere per uno strumento che non sopporto”.
Dunque, dove sta la verità? Forse non è nemmeno tanto importante trovare una risposta; del resto se facessimo parlare solo la musica qui nuovamente incisa potremmo facilmente confutare tale ipotesi.
Probabilmente il flauto traversiere non era fra i suoi strumenti preferiti, come invece lo erano il Clarinetto o il Corno, ma è fuori dubbio che Mozart abbia saputo, più di ogni altro nel periodo preso in esame, trarre il massimo delle potenzialità dello strumento.
Il flauto traversiere a una chiave rimane ancora, per larga parte in quegli anni, lo strumento più importante dell’orchestra classica. Primo fra i legni, come l’oboe e il clarinetto, lo ritroviamo in molte Sinfonie e Concerti per pianoforte del salisburghese oltre che solista esso stesso nei due capolavori (sulla cui attribuzione alcuni studiosi ancora nutrono dubbi), i Concerti KV 313 e 314.
A tal proposito vale anche la pena di ricordare il fatto che solamente dopo il suo soggiorno a Mannheim Mozart matura una scrittura più consapevole delle potenzialità degli strumenti a fiato in generale. Questo grazie alla celeberrima orchestra che lì ascoltò, dove primeggiavano le prime parti degli strumenti a fiato, dei legni in particolare e dove il compositore potè conoscere da vicino alcuni autentici virtuosi come l’oboista Ramm, il cornista Lang e soprattutto il flautista Johann Baptiste Wendling che in qualche modo, ci piace pensare, mostrò a Mozart quali e quante potenzialità potesse riservare lo strumento a fiato.
Tornando ai Quartetti per flauto e archi cominciamo con il ricordare che furono il frutto di una commissione, che nelle promesse doveva essere lautamente pagata. Committente tale De Jean, ricco imprenditore olandese, soprannominato “l’indiano” (forse per i suoi commerci) che promise a Mozart una somma di 200 fiorini per la composizione di due concerti e di alcuni quartetti con flauto e archi. Promesse purtroppo non mantenute perché il De Jean considerò i quartetti non all’altezza delle sue aspettative, o forse, più verosimilmente, troppo arditi musicalmente e tecnicamente per lui. La somma pattuita dunque si rivelò ben inferiore se consideriamo che il De Jean corrispose solo 96 dei 200 fiorini pattuiti.
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