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o semplicismi, senza ripercorrere strade gia battute in un
mero esercizio di stile, ma appunto riannodando un filo
per continuare a tessere, a filare nuovi arazzi.
Il secondo aspetto è legato ad un uso tutto particolare
dell'improvvisazione musicale, uso dei suoi interni
meccanismi con particolare riferimento a quelli propri
della musica afroamericana, quasi a confermare, anche
in quest’ultimo lavoro, la traccia lasciata con il primo CD
di Ivano Leva (Absence); un lavoro discografico tutto
dentro la tradizione jazzistica, realizzato ne! 2009 in trio,
in una delle pili classiche formazioni jazzistiche:
pianoforte, contrabbasso e batteria.
Dunque l'improvvisazione intesa sia come generatrice di
orma che come esigenza di spinta creativa
estemporanea, fondata su cid che il corpo, i corpi ci
insegnano piuttosto che i percorsi cognitivi. Lampi Di Luce
improvvisi capaci di restituire lo scorrere fluido di un
artigianato tanto solido quanto immaginifico, da essere
espressione immediata di creatività quanto di
spontaneità.
Nella scrittura, infatti, affiorano qui con nettezza spazi
dedicati all'improvvisazione, sempre affidata al
pianoforte. Questi momenti piegano al loro apparire la
scrittura come in un campo gravitazionale ridefinendone,
e confondendone i limiti. L'improvvisazione dialoga con
la scrittura accogliendo la forma ma plasmandola
Sua Volta. Qui si lascia che le due esperienze musical,
quella della scrittura e quella dell'improvvisazione si
rispecchino l’una nell’altra, con curiosità aperta e senza
alcun giudizio.
Questi due percorsi, Il mondo tardo della tonalità e la
possibilità di lasciare campo aperto anche alle pratiche
dell'improvvisazione, questi momenti, dunque, insieme
manifestano l'esigenza sincera di riannodare aspetti
espressivi di mondi musicali diversi ma non per questo
dispoticamente distanti. |I recupero delle costruzioni
armoniche, le tracce melodiche, i disegni metrici da un
lato, e il reimmergersi nelle pratiche della gestione i
tempo reale dei materiali, nell’improvvisazione dall‘altro.
I protagonisti di questo procedere dialogico sono qui
incarnati da due strumenti, ancora due dispositivi de
fare musica, che assai spesso partecipano nella
tradizione musicale europea ogni uno per se, in
autonomia: il pianoforte e il quartetto d’archi. Proprio
questi due modelli, di per se stessi forti e autonomi, per
letteratura e tradizioni, vengono qui posti l’uno di fronte
all'altro, l'uno nell’altro con rigore e fantasia al servizio di
un sapere musicale cameristico, dialogico e sinceramente
esplorativo.
Francesco D'Errico
musicista, musicologo, docente del Conservatorio "G.Martucci"
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