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popolare, anche se sconosciuta e straniera ai più, ignorata, come sarà, dalla storia del nostro Risorgimento e silenziosamente inglobata dalla Rivoluzione francese. A partire dal 1729 l'isola, dopo circa 160 anni, esce dal torpore della "paix génoise", dal lungo "intervallo de tranquillité" durante il quale nessuna forma di autonomia era stata rivendicata: nessuno prima di allora, dentro o fuori l'isola, aveva pensato di- criticare i metodi coloniali della Repubblica. Eppure, da tempo, il paese fremeva: La rivolta corsa è innanzitutto la ribellione di un popolo coloniale contro uno stato patrizio, contro la ricca repubblica genovese, contro quella città, la Dominante, che l'aveva assoggettata e che, ormai in decadenza, meschinamente, grettamente, andava tentando ancora di sfruttarla. il risentimento degli isolani era profondo, elementare, cieco all'origine, ma andava sempre più chiaramente prendendo coloriture patriottiche. Ribellandosi al dominio genovese, la Corsica cercava di essere una nazionePi Iniziano così quarant'anni pieni di fervore, anni in cui rivolte e governi autonomi accendono i riflettori su quest'isola ambita da principi e imperatori perché al centro del potere marittimo sul Mediterraneo e soprattutto perché luogo di sperimentazione di idee che di lì a poco cambieranno l'identità dei popoli. In Corsica nel 1735, nel 1736, nel 1755 e per un brevissimo intermezzo nel 1794 (durante il regno anglo-corso istituito da Horatio Nelson dal 1793 al 1796) si avranno dei progetti di Costituzione che anticipano — o seguono - le Dichiarazioni dei Diritti delle grandi rivoluzioni e tutte le rivendicazioni che accompagneranno i moti insurrezionali del secolo a venire. La Corsica mira all'indipendenza, ma fonda le sue istanze su questioni di natura etica universali: nel 1758,
pubblicando il pamphlet "Giustificazione della rivoluzione di Corsica, e della ferma risoluzione presa da' Corsi di non sottomettersi mai più al dominio di Genova" don Gregorio Salvini denuncia almeno 160 casi di malefatte del governo genovese, a giustificazione dei movimenti insurrezionali registrati a partire dal 1729, ma innanzitutto sostiene essere i còrsi un popolo sventurato, "di tutti i popoli (...) i soli che siano nati per essere continuamente infelici".[21 Siamo a Corte, nel cuore dell'isola, e Salvini scrive sotto la direzione e l'influenza di Pasquale Paoli, l'eroe corso ammirato perfino da Napoleone, rivoluzionario figlio di rivoluzionario, cosmopolita, che, divenuto nell'aprile 1755 Generale della Nazione Corsa, aveva proclamato nel novembre dello stesso anno l'indipendenza dell'isola, assumendo le redini del governo. E' il linguaggio dei philosophes che i due cercano di imporre, un linguaggio forte dell'impronta morale a cui mira la neonata repubblica. Decisa è infatti l'opposizione al governo genovese, reo di condurre una "barbara politica", volta solo a mantenere i cittadini "nell'incoltura e nell'ignoranza": "per quanto fiorissero le scienze e fossero in pregio presso le vicine nazioni, (...) noi eravamo miseramente costretti a vedere in Corsica i più sublimi e perspicaci ingegni, che la natura ha dati in ogni tempo ed in gran numero nel nostro clima, o a languire senza cultura e consumarsi nella oscurità e nell'ozio, o a procacciar con grave dispendio oltremare e per le contrade di Europa quel comodo di coltivarsi che non era loro permesso di rinvenire nella lor patria.t31 La cultura e la formazione etica e civile è imprescindibile



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