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occasioni con lettere, resoconti e aneddoti, è presente
un cardine della poetica di Beethoven.
Gli strumenti di Ugo Casiglia, antichi quanto lo è
Beethoven ed originali in tutte le loro parti non
mostrano i segni del tempo se non per alcune
piccolissime cose dovute ad un naturale deperimento
dei materiali. Il restauro e la cura eccezionali eseguiti su
di loro da Casiglia permette di usarli come strumenti a
tutti gli effetti, senza timori reverenziali ma soprattutto
potendo realmente immergersi in un mondo sonoro
“originale”. Suonando su questi strumenti si comprende
qualcosa di difficilmente descrivibile, si ha una visione
del suono sorprendentemente nuova, spontanea e che
lascia un grande spazio all'idea improvvisa, al discorso e
al dialogo, più che alla ricerca della forma definitiva.
Improvvisamente la notazione beethoveniana presente
in partitura acquisisce un significato nuovo e spontaneo
che ci parla in maniera molto diretta e viva.
La visionarietà di Beethoven non era legata né in
positivo né in negativo allo strumento ma ad una ricerca
di suono indipendente dallo strumento, per la prima
volta nella storia della musica occidentale
l'individuo si poneva al di sopra della realtà,
è una prospettiva del tutto diversa dal dire
che Beethoven immaginasse uno strumento
in particolare o futuribile. Nel 1796 (l'anno
dell'op.5) Beethoven in una lettera al
fabbricante di strumenti Streicher di Vienna
dice che i suoi strumenti sono troppo belli
per lui, in quanto gli impedirebbero di trovare il suo
vero suono. Una frase che ci fa capire molto sulle
caratteristiche rivoluzionarie di Beethoven, il suo
approccio assolutamente individualistico e personale
allo strumento, dove la creazione e la ricerca del proprio
suono sono al di là della bellezza dello strumento: egli
cerca nella sua musica una nota di verità fondamentale
all'artista per potercisi riconoscere. E' questo uno dei
grandi insegnamenti che la musica di questo
compositore ci dona per tutta una vita. Un principio
estetico ed etico dell'individuo creatore alla ricerca del
vero e non del bello fine a sé stesso: entusiasta
partecipe del creato da un lato e isolato eroe romantico
in continua opposizione col mondo e la contingenza
dall'altro.
Senza entrare in una vera e propria analisi delle Sonate
ecco tre ambiti ed alcuni esempi in cui Beethoven
giunge ai limiti: l'uso estremo di tutta l'estensione dello
strumento e delle sue possibilità timbriche e dinamiche,
l'utilizzo di tecniche e soluzioni strumentali
assolutamente nuove, la concezione formale innovativa.
Lo Scherzo della terza Sonata ad esempio, famoso per
la precisa annotazione di una diteggiatura che prevede
una particolare articolazione delle note ripetute del
tema principale ci pone davanti al lato sperimentale,
cinetico e sarcastico di Beethoven. L'Allegro della
seconda sonata con le sue incessanti cascate di terzine
ha un carattere virtuosistico estremo e raggiunge il
parossismo nel passaggio alla coda. Soprattutto nelle
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